Yoast e SEO (o SEO by Yoast)

Il plugin Yoast SEO è senza dubbio un valido supporto al SEO ed è gratuito fintanto che si intende ottimizzare una pagina per una sola keyword. Se si vuole fare un lavoro più organico e concentrare più parole chiave su una stessa pagina occorre accedere al SEO a pagamento con Yoast Premium. Ma è una spesa che vale la pena fare, se si vuole ottenere un lavoro ottimale.

L’obiettivo del plugin è quindi guidarci per farci ottenere un alto punteggio (le tanto ossessive faccine rosse che diventano arancioni se otteniamo un punteggio medio e verdi per uno ottimale), quindi la migliore indicizzazione possibile in primis su Google per una (o più) specifica parola chiave.

Yoast (ma il SEO ingenerale) agisce su due fronti: analisi leggibilità e frase chiave. Soffermiamoci sul primo aspetto che… sembra facile ma non lo è (tanto per cambiare).

L'Accademia della Crusca e le indicazioni fornite dal plugin Yoast SEO

I criteri di leggibilità secondo Google non sempre collimano con il canonico concetto di scrittura.

  1. Contenuto insufficiente. Capita che il nostro articolo non contenga abbastanza testo. Il minimo suggerito è di 300 parole, al di sotto delle quali verremmo penalizzati. Altrettanto inutile sbrodolare contenuti chilometrici perché secondo recenti studi, l’attenzione di un lettore sul web dura in media soltanto… 9 secondi. Dunque, un range tra 300 e 3000 potrebbe essere l’ideale.
  2. Lunghezza delle frasi. Anche qui, non siamo liberi di estrinsecare i nostri elaborati concetti: una frase dovrebbe avere non più di 20 parole. Se in un articolo le frasi superano il 25% di questo dato, saremo costretti a tagliarle. Stessa cosa fa il Flesch Reading Ease, un indice di leggibilità riportato in Yoast.
  3. Lunghezza dei paragrafi. Ancora un paletto: mantenersi sotto le 150 parole. Quindi frasi brevi e andare spesso a capo.
  4. Parole di transizione. Rendere un testo fluido per un’ottimale user experience è fondamentale. Per questo le parole di transizione sono molto gradite a Google. Utilizzarle in modo saggio e coerente è compito del copy o content writer. Dunque, quindi, perciò, tuttavia, nondimeno, sebbene, in ogni caso, insomma, inoltre, di conseguenza, in sostanza… e chi più ne ha più ne metta. Perfino i tanto vituperati avverbi (contrariamente, diversamente, praticamente, certamente, solitamente, finalmente) che nella letteratura e nel giornalismo moderno sono messi al bando insieme a chi li usa, a Google non dispiacciono. Tuttavia vi consigliamo di non abusarne. Piaceranno anche a Google ma sono pesanti e spesso cacofonici.
  5. Frasi consecutive. Tre o più frasi nello stesso paragrafo che iniziano con la stessa parola sono penalizzanti. Potrebbe anche essere un esercizio stilistico, l’anafora serve proprio a rafforzare un concetto, tuttavia siamo costretti a evitare l’uso delle figure retoriche in favore di una faccina verde.
  6. Distribuzione dei sottotitoli. Come noi ben sappiamo, il SEO vuole l’uso dei sottotitoli. Non tutti sanno però che i sottotitoli hanno una gerarchia che dev’essere rispettata. Gli Headings si dividono in H1, H2, H3 fino ad H6 e devono essere usati in rigorosa sequenza, non a balzelloni. Proviamo a schematizzarli così, immaginando l’articolo di un quotidiano:
    1. H1: il titolo dell’articolo (di dimensioni maggiori)
    2. H2: il sottotitolo (stesso font ma più piccolo)
    3. H3: i paragrafi
    4. H4 fino ad H6: ulteriori sottoparagrafi

Attenzione: è bene non utilizzare mai l’H1 più di una volta, e proprio all’H1 bisogna dedicare la maggior attenzione perché è quello che farà capire al lettore di cosa tratta il nostro articolo e, soprattutto, dovrà contenere la parola chiave. Aspetto che tratteremo nel prossimo articolo.

Ci sia concessa un'altra considerazione:

non esiste un plugin Yoast SEO per Joomla ma un'integrazione sì. In ogni caso le regole che avete qui lette valgono anche per un sito Joomla. A questo punto far bene il SEO per siti sviluppati su altre piattaforme CMS è un problema di capacità. Noi le abbiamo perché abbiamo una certa esperienza.